Sono nato a Desio da genitori calabresi che, quando avevo qualche anno, hanno deciso di tornare nella loro terra d’origine, precisamente a Capo Rizzuto. Se fossi rimasto dove sono nato, probabilmente oggi non farei ciò che faccio, anche se poi certe cose non si possono mai sapere. La storia, comunque, è andata così: a Capo Rizzuto c’era un villaggio turistico, dentro il villaggio turistico una galleria d’arte e dentro la galleria, non appena avevo l’età per farlo, ci sono andato io a lavorare come ragazzo di bottega. Ho cominciato quindi la mia avventura nel mondo dell’arte in punta di piedi, non in senso metaforico, visto che la mia prima mansione consisteva nell’alzare i tappeti che il gallerista presentava durante le aste serali. E, data la mia statura, dovevo stare veramente in punta di piedi, altrimenti il tappeto nessuno lo vedeva!
“Can’t rain all the time” dice una canzone, e io che amo la musica ho fatto tesoro di quelle parole: non può piovere tutto il tempo. Così qualche anno dopo sono arrivato a presentare (anziché sorreggere) il mio primo tappeto durante una vendita all’incanto. E che incanto! visto che potevo vantare di lavorare, giovanissimo, per conto di una importante galleria fiorentina. Oltre ai tappeti ho successivamente incontrato il mondo dei quadri così che, da ragazzo di bottega quale ero, sono divenuto responsabile di quella stessa galleria.
Dopo qualche anno, però, le vicissitudini della vita mi hanno portato a cambiare rotta.
Panta rei diceva qualcuno, tutto scorre e tutto si evolve, e io mi sono trovato a fare altro anche se la mia passione dell’arte restava quella di sempre. Anzi, aumentava.
Un giorno ricevo una telefonata. Era Paolo Orler che mi chiedeva cosa stavo facendo, se ero ancora nel mondo dell’arte. “Con il cuore sempre”, rispondo io. Molto tempo prima, suo padre Ermanno, mi aveva visto lavorare nella galleria dentro il villaggio turistico e pare avesse conservato un buon ricordo di me. Vedi com’è la vita, penso io con la cornetta in mano, sono passati tanti anni e ora c’è suo figlio al telefono che mi propone di cambiare vita un’altra volta. Non ci ho pensato molto, anzi per niente, gli ho chiesto solamente “quando si comincia” e adesso eccomi qua a lavorare con questa grande famiglia!
Tutti mi chiamano Franchino, ma mia mamma scelse per me Franco.
Mia mamma… sono sicuro che se fosse ancora qui, sarebbe fiera di me!
……….Amate la vita sempre……….



